Bersani, Casini e il fantasma Turigliatto
Sarebbe da ipocriti e un po’ da rosiconi dire che le numerose stelle che a poco a poco appaiono nella galassia del Partito democratico saranno inesorabilmente destinate a oscurare la luce generata dalla stella di Pier Luigi Bersani. Le cose naturalmente non stanno così, e piuttosto va dato atto al segretario del Pd di essere riuscito negli ultimi mesi a dirottare la traiettoria di alcuni importanti satelliti della politica italiana (come per esempio quello guidato da Pier Ferdinando Casini) su una delle orbite che ruotano attorno al Pd.
13 AGO 20

Sarebbe da ipocriti e un po’ da rosiconi dire che le numerose stelle che a poco a poco appaiono nella galassia del Partito democratico saranno inesorabilmente destinate a oscurare la luce generata dalla stella di Pier Luigi Bersani. Le cose naturalmente non stanno così, e piuttosto va dato atto al segretario del Pd di essere riuscito negli ultimi mesi a dirottare la traiettoria di alcuni importanti satelliti della politica italiana (come per esempio quello guidato da Pier Ferdinando Casini) su una delle orbite che ruotano attorno al Pd. Effettivamente, come abbiamo notato ieri su questo giornale, Bersani, nel suo piccolo, ha ideato una sorta di “Tutti per l’Italia” di centrosinistra e ha offerto così al paese un suo personalissimo progetto di grande coalizione di centro trattino sinistra da mettere in campo alle prossime elezioni contro ciò che resta del claudicante centrodestra postberlusconiano.
Tutto giusto e tutto vero. Se non fosse però che osservando i movimenti del leader del Pd vi è una contraddizione che giorno dopo giorno appare sempre più alla luce del sole. Il progetto di Bersani, a guardar bene, vive sull’orlo di un pericoloso precipizio nella misura in cui la proposta del segretario del Pd tende a somigliare più a un “Tutti dentro” che a un “Tutti per l’Italia”. Il rischio concreto cioè di riproporre sulla scena una complicata e confusa super armata Brancaleone esiste ed è l’effetto di un fenomeno che il Pd, nonostante la sua forza oggettiva, non riesce a governare. Il fenomeno è legato al fatto che il Pd continua a dare l’impressione di averci preso gusto a delegare a qualcun altro (e non a se stesso) la raccolta degli elettori che sa di non essere in grado di raggiungere con le proprie forze (ah, che bella che era la vocazione maggioritaria). Ed è per questo che oggi non può che essere naturale dire, in prima battuta, “mo che bravo questo Bersani” e ammettere poi in seconda battuta che però un super governo che va da Di Pietro fino a Fini, passando per Vendola, Diliberto, Ferrero e Zagrebelsky (con cui il segretario del Pd terrà un convengo il 29 a Milano) magari potrà piacere a Romano Prodi e al comunista dell’Unione Franco Turigliatto ma spaventa chiunque si preoccupi un minimo della famosa stabilità del nostro paese.